C’è un dopo chemio per tutto
Per il gusto
la fine del veleno salvifico
è una rinascita abnorme
le voglie biforcute e dolorose
nella carne dell’animo
fino sul lungomare di San Nicola
fino al midollo aspirato
spiaggiate a tartaruga
di una donna incinta
È la malattia che si prende cura
di me

Il mare è il cuore in tempesta
quasi una festa di onde
ugualmente sempre diverse
e schiuma
sui passerotti della guerra
che fanno il bagno alle ali aperte
aspettando un altro viaggio
sulla riva viva
un altro maggio parigino
della mia milza e viole
margherite di linfociti al poco sole
una vendetta e il mio perdono

Al riparo di Torre Quetta
le nuvole minacciano
di far crollare il cielo
con un unico pugno di vento
il portento delle pietre aguzze
Non è la paura di morire
neppure della pioggia
è godere del gabbiano che sfida
in una corrida leggera
l’elettricità dell’aria

La vita non può essere un’elegante
elemosina degli occhi
È il freddo che s’insinua nelle ossa
e la resistenza partigiana e violenta
del sangue che si oppone
Il divieto balneare nello spirito
profondo
che non posso più rispettare
Ecco il privilegio della leucemia

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5 pensieri su “Il privilegio della malattia

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